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TransumanzaLuoghi - Teatro e installazione fotografica presso San Sebastian Vineria a Copertino il 4 agosto 2018

Italiano

Posizione

San Sebastian Vineria
Via Malta 8
Copertino
Italia
IT
Data In Evidenza: 
Sabato, 4 Agosto, 2018 - 22:00
Meteo in tempo reale: 

 

San Sebastian Vineria a Copertino il 4 agosto 2018  in via Malta 8, Start-ore 22-Durata-un'ora circa. Andrà in scena TransumanzaLuoghi, un reading teatrale a più voci e un'installazione fotografica sulla Puglia. Immagini e parole raccontano una storia vera, un viaggio dal Gargano al Salento alla ricerca della felicità. Nel percorso tra luoghi simbolici e personaggi legati alla tradizione, scopriamo la storia della regione e le nostre radici culturali per fare comunità.

L'evento è gratuito, se si vuole assistere stando seduti occorre prenotare telefonando al numero indicato 3278312363.

 

Anteprima ed estratto rappresentazione teatrale:

Parteprima

" Lestesse viscere stesse viscere stesse viscere

(…) A mancare non fu il passato, ma la verità. La cercai nelle scarnite biblioteche ma quante cose hanno un nome inappropriato! Lo chiesi ai poeti, ma ne fecero logos e circoli chiusi. La verità è che non piace a nessuno la verità. (…) "

Senza insegnarci che non c’è salvezza nel martirio sociale, hanno cambiato le luminarie, ma le omelie restano comizi, e i comizi non hanno memoria. La gente non sa più che la Questione Meridionale è questione nostra, e vostra. I conterranei si sono dimenticati della spagnola che ci uccise più della guerra del 15–18, di più, morti da tutte le parti. Ordinarono: «Andate alla guerra che vi daremo la terra se tornate vivi». Si crepava di poliomielite e meningite. La tosse, la febbre, i polmoni affogavano nel sangue e andavi sottoterra. E a chi restava toccava la sorte di vivere.

Mio nonno era orfano, la spagnola s’era presa la madre il padre e la sorella. Fu messo a padrone, un servo, ogni mattina andava a prendere l’acqua dal pozzo, poi ai campi. «Pensa a stare bene», diceva, e andava avanti. In guerra lui non ci andò; si salvavano i disertori, i fratelli in salute di mia nonna che non lo poteva sposare. Aspettarono un anno, lui non aveva corredo, lei sì, aveva tutti i panni necessari, e con la candela la notte di nascosto tagliava le lenzuola per fare le camicie. Cucì quelle che servivano, le dette a lui in segreto perché dicesse alla famiglia che la ricchezza ora l’aveva e furono le nozze. Così successe in illo tempore.

Scrivimi, Aldo Visconti Scrivimi, Aldo Visconti , Aldo Visconti

Ma queste storie si sono dimenticate. Cafoni e formiche avvelenate di promesse abbiamo creduto ai nordici, ci aprirono il Parlamento all’Italia unita e dissero: «sono arrivati i sudici»! Si arricchirono rubando l’aria, sparagnando sul nostro pane, piemontesi borboni e briganti stessa razza: i feudatari sono rimasti padroni, insieme ai fascisti comandano ancora, sì, e ai preti. Come ci vedevano? Un paradiso abitato dai diavoli? E noi diavoli ci siamo fatti! Hanno violato la terra per fare l’Italsider, assicurarsi pane e cancro. Ci siamo imbrogliati da soli, e la promessa tradita brucia ancora: avere un presente, e un domani. Nonno dormi nell’orto, i frutti nel fazzoletto non te li ruberanno. Pensa a stare bene, a fare il buono e il cattivo tempo. Pelle e tufo, asino e carrubo, dormi nell’orto, tanto domani vuol dire domani, domani vuol dire tra una settimana, vuol dire anche mai.

Tutti scordano anche questa verità: la stanchezza è il nemico più crudele, e chi lo sa, ce la fa provare tutti i giorni. Io ero nato stanco, stavo cavo con i piedi nelle marine notturne di salmastro, a fissare fantasmi, disormeggiato tra relitti di lampare senza verso, né porto, né città, negli echi dei gabbiani. Fra le pagine dei libri che c’imposero, non c’è scritto chi siamo, ti fanno studiare bugie, quando non le impari ti marchiano. Di voti brutti ne presi tanti. Fratello mio questo era, così ero: attaccato alla gonna di mamma, un capizzello che stava sempre zitto, ma con tutte le mie poche forze volevo almeno un poco d’inizio, poi partire. Se hai la transumanza non pensi alle chiacchiere: vai, inizi e vai. Dove?

 

Parte sesta

Stare, mentre Stare, mentre il resto passa il resto passa il resto passa

L’aria pura che fotografa le stelle, la qualità del silenzio netto che doma le forze, qui le cose, come dice Arturo «sono colorate dal tempo». Tu lo sai bene, senza la tua guida non esisterebbe la meraviglia, e senza la tua guardia questi luoghi non esisterebbero per me. Venuti non soltanto per venire a vedere, qui dove seppero costruire l’ombra e invogliare la luce, e si deve aggirarsi nei mattini tersi, o come ex–libris nel farsi dei pomeriggi del giugno infinito; oppure nelle notti di scoperte per interrogarci su cos’è Salento, che è sempre altro, è in tutti i suoi paesi e in nessuno in modo saliente. Ogni luogo ha quello che hanno tutti e ha ciò che manca a tutti gli altri. Certo, veniamo a sfiorare con un piacere sensuale; dice Arturo «tocca questa pietra leccese», porosa, cui si continua a ridare la vista, che accoglie forme e gradazioni, così scolpita da ritornare naturale. Veniamo alle porte nelle porte, archi sotto le case, sbuchiamo nelle piazze verticali tra i mari, le Serre e i posti, per entrare in contatto con il vissuto antico, nulla che parla, con il disegno graffiato nel tufo e le pale di fico d’India appese sotto i balconi ciechi dei palazzotti. Ancora, veniamo per guardare di scorcio le ville eclettiche e gli apuli moreschi, entrare in contatto con la vibrazione che intrattiene il sogno antichissimo: stare, mentre il resto passa. È questo un antico primitivo, preservato, formula di rito pronunciato a metà e sottovoce. Veniamo qua preveggenti capire che siamo, e per essere, ma – soprattutto – veniamo per mostrarci a questa filosofia contadina, alla conchiglia scolpita ad angolo sul palazzo del corso che dice:

PASSEGGER

MARAVIGLIA NON FAR

PUR SEMPRE CREDI PROVI

DENZA DI DIO CIÒ

ChE VEDI

 

Sede

Via del Fosso, snc 

Lucugnano - Tricase - Lecce

ITALIA

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